Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

L’indicazione

Come per molte altre cose, anche a questa, meschina, è toccato in sorte di non trovare occhi benigni. Che ve ne sia qualcuno?

* * * * *

Mi lasci parlare e vedrà. Si, certo, lo so benissimo che non è semplice restringere il campo, soprattutto se la direzione è, in fondo, tutti i luoghi fuorché quello cui si sta guardando o verso cui si sta puntando. Ma insomma, ci vuole giusto un poco di senso dell’orientamento, o di capacità di orientarsi nel senso. Non è questione di diottrie. Potremmo fare due passi insieme e beh, no, no, non mi chieda di farle strada, tradirei il mio compito se fossi io a guidarla. L’unico modo per poter efficacemente darle l’indicazione che mi chiede è di mettermi a rimorchio. Curioso, vero? E non mi dica, per piacere, che il mio sguardo le metto in soggezione. È veramente bizzarro questo suo sentirsi all’angolo mentre, al contrario, le sto offrendo una infinita gamma di possibilità, una totale libertà di scelta. O è proprio questo il problema? Il suo specifico problema? Beh, non sono stato io a venire a cercare lei, ma piuttosto lei a cercare me, quindi non le resta che fidarsi o, altrimenti, si consideri libero di rivolgersi a qualcun altro. Ma badi bene, chiunque troverà disposto a puntare il dito suggerendole la direzione, magari con un sorriso rassicurante, beh, quello sarà, nella migliore delle ipotesi, un ciarlatano, e lei uno che ha perso un’occasione, forse l’ultima. E lasci perdere i consigli di sua moglie o le parole dei suoi figli, e la scongiuro di non dare retta a suo padre o madre, vecchi dischi rotti. Onori pure i suoi genitori, non manchi d’essere un marito fedele e un padre amorevole, ma noi, io e lei, non abbiamo tempo da perdere. Non si rimandano certe scelte. O crede di vivere per sempre? O, altra scappatoia, aspetta forse che tutti crepino intorno a lei, prima di sentirsi finalmente legittimato a muovere un passo?

Lei mi ha chiesto questa indicazione, e io che potevo tranquillamente dirle la verità, e cioè che non so, e lavarmene le mani e andarmene per la mia, di strada, mi sono al contrario preso la briga di spiegarle che in fondo solo lei può sapere dove andare, forse.

Non mi sto prendendo chissà quale libertà, se la prendo sotto braccio, ma su, andiamo di là? Qui la strada va in discesa e quel grande palazzo sulla destra, vede? È niente più che uno scheletro, fatto di colonne portanti e fondamenta. Sì, è il suo palazzo, ma già si intravedono le arterie arrugginite che ne armano il cemento. Potremmo, in realtà, andare dall’altra parte, esatto, proprio dove non sta guardando. Allora, rinunciando a vedere, si potrebbe scorgere una radura dove riposare un attimo lo sguardo.

Ma certo che non sa più chi è, certo, come ha detto, può ripetere? Sì, lo penso anche io, lei non sa quel che è, così come non è quel che sa…puzza di citazione, questa, ma la perdono. E lo so che ce la sta mettendo tutta ma, mi e le chiedo, non è forse questo il suo specifico problema? Tutto questo affanno per decidere su quanto è già scritto? Lo è? Bella questione. Ma non perdiamoci in chiacchiere. Alla fine, bisognerà pure passare all’azione, poiché solo l’azione fa venire i nodi al pettine, no? E non mi dica che lei è uno di quelli che prima di agire e avventurarsi nel mondo vero vuol risolvere le cose nella testa. Agiamo a partire da quel che siamo o è l’agire che fa di noi qualcosa piuttosto che qualcos’altro? Ma quanta carne al fuoco, amico mio. Posso chiamarla amico? In effetti non ci conosciamo che da qualche minuto.

Crederà mica di mollarmi qui per correre a casa da sua moglie o dai suoi figli? Vuole veramente tornare su quella via, costeggiata di alberelli nani e bei palazzi con finestre orlate e cornicioni e senza balconi, così tipici del bel quartiere in cui è andato a rintanarsi? Tutto molto bello, certo, e rassicurante, vero, e per nulla da disprezzare, non oserei mai, e perché mai, poi, se ha lavorato molto e ben amministrato le sue cose? Però, un però dovrà pur esserci ad un certo punto. Sa anche lei che non è di questo che adesso si tratta. Non dimentichi la questione dello scheletro arrugginito. Ci tornerà, certo, ma solo passando per la via più lunga, che poi è, al tempo stesso, la più breve, poiché tutte le altre, in fondo, sono la via sbagliata. Come riconoscerla, la sua? Siamo qui per questo, mi pare d’aver capito.

E badi bene, quella via lunga-breve di per sé non esiste, ma sarà tracciata dal suo cammino e col suo stesso passaggio cancellata. Ha presente quella storia del viandante che si avventura cancellando le proprie orme? Esatto. E ricorda la favola dei marmocchi che con le mollicuzze di pane segnano una via che però vien loro sottratta da qualche uccellino affamato? A quello penso. E non guardi l’orologio. Suo padre se la caverà, così pure sua madre. E poi lo sa benissimo anche lei, pure se fa finta di nulla, che in fondo non vuole andare, che l’idea stessa di ritornare la fa infuriare. Come faccio a sapere tutte queste cose? Invece di farsi tante domande, si limiti a prendere atto della mia saggezza. La lunga attesa al citofono prima che qualcuno risponda e poi ancora alla porta, prima che sua madre si decida di aprire, come non sapesse che lei, furioso, è in attesa dietro il portoncino blindato, confinato da anni in una attesa potenzialmente infinita. Se ne faccia una ragione, diamine. Si è reso amabile per troppi anni, e questo è notevole e lodevole, ma è arrivato il momento di rinunciare. Altrimenti, mi domando, perché è qui? Già, perché i conti non tornano.

Mi segua mentre io seguo lei, e mi ascolti, anche se non ho nulla da dire. Benedica questo momento in cui si trova costretto a rifare i conti da capo; baci una ad una le dita che si contorcono e le scappano da tutte le parti nel bel mezzo di un calcolo in fondo impossibile. Oggi lei deluderà sua moglie e non manterrà la parola con i suoi figli. Un tocco di irresponsabilità è necessario, in casi come i suoi, se si vuole veramente essere responsabili.

Sì, si, attraversi pure la strada. Non è il momento di dar retta a suo fratello, che evidentemente gironzola tranquillo senza che alcuna urgenza lo incalzi, sicuro com’è che qualcuno, lei, risolverà tutto per lui. Far finta di non vederlo non la renderà un fratello peggiore e non cancellerà quanto ha già fatto in tutti questi anni, da una vita. Lei è sempre stato un ottimo fratello maggiore. Anzi, potrebbe essere un fratello migliore, se non fosse così perfetto e inattaccabile, perché lo sa anche lei che gli inattaccabili risultano insopportabili ai più, e persino letali per figli, fratelli, compagni di vita e genitori. Ce ne sono di storie di padri integerrimi presi a calci in culo dai figli e strapazzati da mogli esasperate. Ed è senza fine la serie di figli mandati in manicomio da padri senza macchia e, apparentemente, zone d’ombra. Si fa un cattivo servizio, servendo in modo tanto impeccabile. Lasci che se la cavi da solo, che si tiri da sé fuori da certi pasticci, pensieri e problemi, anche finanziari. Finché lei penserà a suo fratello, lui non potrà pensare a se stesso. Finché tutti si aspettano, ansimanti e al tempo stesso rabbiosi, che lei penserà a loro, che lei risolverà tutto, allora lei non avrà tempo per pensare a se stesso. Lo sanno tutti che l’unico modo per pensare agli altri è pensare a sé. Vedrà, sarà anche meno rabbioso, lei che si sente così spesso come dilaniato, in preda a domande, richieste e aspettative che lei stesso coltiva negli altri, nel loro spirito, prima di travolgerli con il suo rabbioso silenzio.

Su, andiamo lì? Vuole infilare quel sentiero dove finalmente potrà infangarsi le scarpe che puzzano di nuovo? Consumiamole un poco, queste suole; provi ad inciampare, si conceda un passo falso.

Cosa? No, non si è mai troppo vecchi per cose del genere e, mi creda, un’infinità d’altre persone prima di lei e, può esserne certo, pure dopo di lei, si troveranno nelle sue stesse condizioni. Non faccia come la maggior parte di loro. Hey, aspetti, cioè, sta andando lì, proprio lì dove neppure lei aveva immaginato? Mi sta mollando qui come un cretino? Ci ha messo un po’ prima di decidersi a farlo, ma alla fine ce l’ha fatta. E chi poteva immaginarlo. Non lo pensavo io, non lei, nessuno dei suoi conoscenti e famigliari. Torni, ma mi raccomando, non subito. E buona fortuna, ma non senza qualche incidente. Tornerà migliore, ma non senza qualche ruga in più. Eh? Non capisco. Beh, arrivederci. Era proprio lì che doveva andare, sembra.

3 commenti su “L’indicazione

  1. Alessandra
    giugno 16, 2022

    La vera condanna è la paura di “osare”, il timore di mettersi in gioco… Bisognerebbe provare a buttarsi di tanto in tanto, costi quel che costi. Per sentirsi meglio, per sentirsi più vivi. Hai scritto un pezzo magnifico.

  2. Pingback: Articolo 602 | Tommaso Aramaico

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 16, 2022 da con tag , .

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