Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Ian Testa – Liste, distrazioni e timide fughe

Sono le sette del mattino e Ian siede alla scrivania, davanti al portatile, pronto a lavorare. Di lato, un foglio con una lunga lista di cose da fare. Gli dà uno sguardo veloce, quindi prende il cellulare. Già dieci messaggi. Ne legge un paio. Risponde. Gli altri li lascia per dopo. Nasconde il telefono dalla vista, sotto un’agenda, e porta le dita alla tastiera. Apre un paio di file. No, tre. Un quarto vorrebbe lavorarlo entro l’ora di pranzo. Deve lavorare veramente, una volta tanto, se vuole tornare a dormire come un tempo. Il cellulare suona. Lo recupera. Faccine per qualcuno, un dito medio per il fratello, risposte più sobrie per gli altri. Lascia il telefono sulla lista delle cose da fare. Possibile che sia sempre più lunga? Forse sì, oppure no? Scrolla la testa. Lavorare, veramente. Cosa stava facendo? Si arena per qualche secondo. Ecco, deve aprire un file. Il quarto file. Batte gli occhi. Quale era? Scorre i tre già aperti. Resoconto ore svolte. Resoconto attività di formazione e tutoraggio. Relazione programmi. Non ricorda. Gli occhi tramontano sullo schermo per andare ad illuminare le stampe appese alla parete. Ah, già. La relazione sui nuovi libri di testo. Lo apre.

Pausa. Si alza per andare a prendere i libri e verificarne i codici.

Passa per la cucina. Si versa il caffè rimasto dalla mattina. Freddo, amaro. Lo sorseggia, disgustato, cercando di concentrare l’attenzione sulla palazzina di fronte, impacchettata per lavori sulla facciata. Torna nello studiolo. Siede e subito si stacca dal piano della seduta. Cammina scalzo verso il soggiorno. Apre l’anta del mobile su cui campeggia il nuovo televisore. Prende i tre manuali che gli servono e torna indietro. Il cellulare tintinna, trema, vuole a tutti i costi prendersi la sua attenzione. Ha gioco facile. Ian lascia cadere i manuali sul pavimento. Bum. Scorre per cinque minuti informazioni, decretandone l’assoluta vacuità. Lo pensa? No, non esplicitamente. Più semplicemente, non sarebbe in grado di dirne nulla, se qualcuno gli chiedesse di relazionare su quanto appena passato in rassegna.

Torna allo schermo del portatile. Si ritrova a controllare le previsioni del tempo. Previsioni a quindici giorni. Le temperature subiranno una nuova impennata. Guarda l’orologio. Sono passati quaranta minuti – possibile? – e lui non ha combinato nulla. Inizia a lavorare sulla relazione per i libri di testo. Crea una tabella. Facile. Copia i codici. Facile. Non ha voglia di farlo. Ricorda di avere, da qualche parte, alcune relazioni degli anni precedenti. Si addentra nelle cartelle e sottocartelle, nella memoria inconscia del computer. Dopo qualche minuto ne trova – ago in un pagliaio – una di tre anni prima. Dopo una lettura veloce si rende conto che è inservibile. Deve farla da capo. Chiude il file. Sulla lista delle cose da fare, c’è la bolletta della luce. Accede al sito della banca. Bollettino. Precompilato. Copia i dati. Codice di sicurezza. Il cellulare vibra ancora. Depenna, dalla lista, la bolletta da pagare. Ricorda una cosa. Aggiunge una nuova voce: piano tariffario cellulare. Prende il cartaceo della bolletta, si alza e va a sistemarla nella cartellina delle bollette.

Va in bagno, anche se non ne aveva sentito il bisogno. Alza gli occhi al soffitto. La plafoniera è piena di polvere. Torna nello studiolo e prende la lista delle cose da fare: pulire plafoniera bagno.

Batte gli occhi e si ritrova fra le mani un libro comprato mesi prima. Perché lo aveva preso? Impossibile rispondere. Ne legge le prime pagine. Sottolinea alcuni passi, annota qualcosa. Va alla bibliografia. Prende la lista delle cose da fare: in libreria. E segna un paio di titoli di libri che probabilmente non leggerà mai. Mette il libro al posto di prima, rimandando ad un tempo non meglio definito il momento giusto per degnarlo della necessaria attenzione.

Si alza nuovamente. Va in bagno. Si taglia le unghie. Spazza a terra. Prende le forbicine e spunta la barba. Siede sul bordo della vasca. Gli occhi sulle mattonelle lucenti. Qualsiasi cosa potrebbe accadere. Tipo. Beh… Il telefono, in soggiorno, inizia a squillare. Va a rispondere. Cortesemente spiega che non è interessato ai surgelati che gli offrono. Si perde per un attimo con lo sguardo sulla libreria, alta fino al soffitto. Passa oltre, verso le altre pareti. I quadri appesi non gli piacciono più. Accende la televisione sul telegiornale e va a prendere il computer. Si mette a cercare. Magari spunta una qualche stampa per rimpiazzare quelle vecchie. Si stufa, forse non è veramente interessato, quindi visita un paio di quotidiani on-line. Chiude tutto e ritorna al lavoro. Lascia il divano per sedere a terra, sul tappeto. Il portatile brucia, appoggiato sulle cosce. Ian suda al collo e sulle cosce. Respira più lentamente e profondamente che può, quindi spegne il portatile e lo riporta nello studio. Quello che il giorno prima aveva programmato di fare questa mattina, scivola a domani, andandosi a sommare a quanto per domani era già stato programmato. Ci sono anche le cose di ieri, a loro volta appesantite da altre che avrebbe dovuto fare l’altro ieri e l’altro ieri ancora. Quando ci vuole per far sì che sassolino dopo sassolino si arrivi a trovarsi ai piedi di una montagna?

La montagna dovrà prima o poi essere affrontata: scomposta, smontata, risolta nelle sue parti – e queste affrontate una dopo l’altra, con ordine, in modo che facciano un poco meno paura. Non è questo il momento. Ian infila le scarpe, prende le chiavi di casa e qualche soldo. Il cellulare rimane a casa, come fermacarte sulla sua lista di cose da fare, lunga due fitte pagine. Non sono gli altri a togliergli il tempo. È Ian a non essere più padrone del tempo. Lo era mai stato? Domanda oziosa. Schiacciato nella morsa del non-fatto e del da-fare, adesso, in questo momento, si chiude la porta di casa alle spalle. Adesso esce. Punto.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 21, 2021 da con tag .

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