Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Il Capodanno di Gianni Rodari

Comandante, un aeroplano sconosciuto chiede di atterrare.

Un aeroplano sconosciuto? E come è arrivato fin qui?

Non so, comandante. Noi non abbiamo avuto alcuna comunicazione.

Dice che sta per finire il carburante e che atterrerà anche se non glielo permettiamo. Uno strano personaggio, comandante.

Strano?

Un po’ pazzo, direi. Un momento fa lo sentivo ridacchiare nella radio: «Tanto, nessuno mi può fermare…».

Ad ogni modo facciamolo scendere, prima che combini qualche guaio.

E così, senza neppure immaginare cosa sta per accadere, due comandanti di campo in servizio la sera del 31 dicembre, fanno atterrare e accolgono un uomo che fin dal primo istante si rivela essere un ospite speciale, anzi, di prim’ordine. Gianni Rodari, tutti lo sanno, era capace, con poche parole, di catturare il lettore e portarlo in un mondo nuovo. Un po’ di tempo fa, in occasione del mio annuale post natalizio, avevo pescato a piene mani da Il pianeta degli alberi di Natale (qui), adesso pesco questo raccontino di capodanno da una vecchia antologia della mia infanzia. Emana un delizioso sentore di muffa e le vecchie illustrazioni hanno perso il vivo colore d’un tempo (sempre che mai l’abbiano avuto, per come lo ricordo nella memoria), ma è colma di tesori.

Lo sconosciuto (erano intanto entrati insieme in una saletta del campo) si accomodò in una poltrona, si accese la pipa e rivolgeva intorno occhiate curiose e divertite.

I miei, documenti? Ma lei ne è già in possesso, comandante.

Davvero? Me li ha infilati in tasca con un giochetto di prestigio? E adesso mi caverà un uovo dal naso e un orologio da un orecchio?

Per tutta risposta lo sconosciuto indicò il calendario dell’anno nuovo, che pendeva dalla parete dietro una scrivania, aperto alla prima pagina. Ecco i miei documenti, prego. Sono il Tempo. Nei miei dodici bauli ci sono i dodici mesi che dovrebbero avere inizio tra… vediamo un po’… tra venti nove minuti precisi.

Senza mezze misure, lo sconosciuto rocambolescamente atterrato, si presenta. È il Tempo in carne e ossa e, ovviamente, non ha tempo da perdere. Porta l’anno nuovo con tutto il suo carico di buoni auspici e propositi; con la speranza che il nuovo anno sia migliore del precedente. Sta per atterrare anche per noi, questo aeroplano così speciale. Mancano poche ore e mai come oggi si guarda al nuovo anno con tanta speranza, e mai come quest’anno ci si prepara a salutare il vecchio come una brutta pratica da archiviare. Il mio cellulare, come quello di tutti, non è mai stato pieno di tanto astio verso l’anno che sta per finire. In molti casi, i buoni auspici sono legati a doppio filo con il batticuore per un pericolo forse scampato…Mi pare che nessuno più di Rodari, possa far bene al cuore, liberandolo, anche se per qualche minuto, dal peso che da tempo grava su tutti noi…

Ma cosa accade nel raccontino di Rodari? Beh, ovviamente il comandante di campo non crede all’uomo che si è appena qualificato come Tempo. Che cosa fa, per tutta risposta, l’ospite misconosciuto? Beh, dà una bella dimostrazione della veridicità delle sue parole. Ferma il tempo stesso, esattamente un minuto prima della mezzanotte.

Il comandante balzò in piedi e si attaccò al telefono…Pochi minuti dopo la telefonata del comandante al ministro, già tutti sapevano, in America come a Singapore, in Tanzania come a Novosibirsk, che il Tempo era stato fermato in un piccolo aeroporto, perché privo di documenti. Milioni di persone che aspettavano la mezzanotte per stappare lo spumante ruppero il collo alle bottiglie, per far prima, e si scambiarono brindisi entusiastici. Cortei festosi percorrevano le strade di Milano, Parigi, Ginevra, Varsavia, Londra […] Evviva! – gridava la gente, in tutte le lingue. Il tempo si è fermato! Non invecchieremo più! Non moriremo più!

Che cosa è il Tempo? Ogni volta mi viene in mente il celebre adagio agostiniano: “Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so”. Cosa misura (sempre che serva a misurare) il tempo? Il susseguirsi degli eventi fuori di noi o è il suo stesso distendersi in noi, del nostro animo (sempre da Sant’Agostino sto scompostamente rubacchiando) nel presente della nostra attenzione, nel passato della nostra memoria, nel futuro come aspettativa o speranza?

Brindano felici, le masse in corteo. Se il tempo non passa allora nessuno più invecchierà e, di più, nessuno morirà. C’è qualcosa di meglio da sperare? Almeno ad un primo sguardo.

Mettersi alle spalle il passato, sperando che il nuovo sia migliore? Per quale motivo tanta fatica, se il Tempo può esser bloccato, come fosse a nostra disposizione? Da tutto il mondo arrivano chiamate al nostro amico alle prese col Tempo stesso: legalo, avvelenalo, tienilo in stato d’arresto per sempre! Questi sono i messaggi, le suppliche, gli ordini che gli vengono impartiti.

Buona parte della nostra vita e dei messaggi da cui veniamo bombardati, del resto e in fondo, è col Tempo che hanno a che fare. Fermare processi di invecchiamento, esser o sembrare (dove il sembrare o apparire vien confuso con l’essere) giovani. Anziani che non accettano la propria anzianità, giovani che vogliono parer grandi, grandi che vogliono sembrar ragazzi e poi altri, me compreso, per cui il tempo, nel suo passare, è stato ed è un vero e proprio incubo. Dietro tutto, in fondo, c’è il tempo, anche lì dove sembra che altro ci venga proposto e propinato.

Ma siamo così sicuri che il tempo debba esser fermato? Che sia desiderabile? Non è forse meglio lasciarlo andare, libero? Certo, questo è un problema che lascia il tempo che trova. Esperimento mentale e niente più, dove per trattenerlo si intende la non accettazione del suo potente e inarrestabile fluire; mentre con lasciarlo andare si intende l’accettazione della natura più propria del tempo, e cioè che il tempo stesso ci è concesso a tempo. Il tempo non è una caratteristica o un accessorio che accompagna le nostre esperienze, ma le abbraccia e le rende possibili, così come rende possibile la nostra stessa vita. E infatti, coloro che nel racconto di Rodari hanno una promessa maggiore di tempo, i più giovani, si ribellano e protestano.

Ecco, veramente questa frase non si potrebbe scrivere: se il tempo era fermo, la parola «dopo» non aveva più senso. Diciamo che un bambino, svegliato dal fracasso e messo al corrente dell’accaduto, sommò due più due e cominciò a protestare: – Cosa? Sarà sempre adesso? Allora io non diventerò più grande? Devo prendere per tutta la vita gli scapaccioni del babbo? Devo continuare a risolvere problemi di pizzicagnoli che comprano l’olio e si fanno calcolare dai bambini delle scuole la spesa e il ricavo? Ah, no, grazie tante! lo non accetto.

In tutti i casi, il Tempo, mi par ovvio, si prende gioco di noi, lì dove pensiamo di poterlo controllare o incoraggiare, spronare, come se potesse subire costrizioni o beneficiare di un nostro sostegno.

Il Tempo, allungato nella sua poltrona, continuava a fumare la sua pipa, sorridendo.

Bisogna dirla tutta, la verità. Noi siamo umani e fuor del tempo non possiamo stare. È come l’aria che respiriamo, il suo fluire. E star fuori del tempo è come pretendere di passeggiare tranquillamente nello spazio senza pagarne le conseguenze. Al di là di passato, presente e futuro, v’è solo l’eterno e, non può essere misconosciuto, noi siam fatti per le cose finite e non per un eterno presente. Siam fatti per sperare e desiderare, per progettare, costruire, distruggere, per le cose che sempre divengono, siam fatti per divenire, continuamente. La nostra stessa vita è tempo. Per questo non solo non possiamo fermare il tempo, ma neppure potremmo viverci, in un eterno presente in cui nulla veramente muta e passa. Chi sostiene il contrario, non ha ben pensato. Chi desidera il contrario, desidera in modo infantile.

Ma come finisce la visita del Tempo al nostro coraggioso e dubbioso comandante di campo?

Il comandante, a questo punto, picchiò un pugno sulla scrivania.

Bene, succeda quel che vuoI succedere. Mi prenderò questa responsabilità. Se ne vada, lei è libero.

Il Tempo balzò in piedi: – Permetta che le stringa la mano, comandante. Conoscerla è stato un vero piacere.

Il comandante gli aperse la porta: – Se ne vada, presto, prima che io cambi idea!

Il Tempo usci dalla porta.

Le sfere degli orologi ricominciarono a muoversi.

Sessanta secondi più tardi scoccò la mezzanotte, scoppiarono i fuochi artificiali.

Il nuovo anno era cominciato.

Cosa accadrà dunque questa sera? Il vecchio anno inesorabilmente passerà e il nuovo, altrettanto inesorabilmente farà la sua comparsa nel mondo. Il Tempo non temporeggia. Il tempo passa. A tratti, direi, se la spassa. Noi? Faremo la nostra parte. Dato che siamo nel tempo, abbiamo memoria di quanto è stato, sappiamo quel che è e, umanamente, ci auguriamo che quanto verrà sia prospero e portatore di felicità.

Giustamente ci augureremo un felice anno nuovo.

Un commento su “Il Capodanno di Gianni Rodari

  1. Alessandra
    gennaio 1, 2021

    Sì, lasciarlo andare… e disporsi con animo ‘nuovo’ al cambiamento. Grazie per questo post (più che mai essenziale) e felice anno nuovo.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 31, 2020 da con tag , , .

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