Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Evelina Ev

Si torce le mani. È un fatto. Gli occhi sono fissi sul piano della scrivania. Anche questo lo è, un fatto. Andrà male, pensa. Questo pensiero pesa. Pesa più della splendida borsa di pelle regalatale da Ray, il figlio. È pronta, la borsa, da quasi un mese. Inizia a formarsi una patina di polvere, sopra la borsa gonfia di vestiti. C’è una bilancia, una bilancia che si porta dentro. Questa bilancia dà sempre lo stesso risultato. Scarse possibilità di successo. Le possibilità di fallire, al contrario, sono così alte da obbligarla a spiccare un salto dal campo delle probabilità a quello della certezza. Fallirà, punto. Evelina Ev non pensa tutte queste cose, in realtà. È, più che altro, avvolta in una sorta nube portatrice di senso. La nube non esiste nella realtà, proprio come la bilancia. Quel senso, il senso di cui la nube è portatrice, a volerlo proprio tradurre in parole, recita così: sarà una catastrofe. Lei non le pensa, queste cose – si limita a prenderne atto: si torce le mani. È Vinnie, il marito, a usare tutte quelle parole. È stata una sua idea di dargli quel nomignolo, Vinnie, così come lei ha ribattezzato il figlio, Ray. La storia della bilancia, che lui dice essere fallata, così come quella della nube, che lui ritiene tossica, nonché accecante e allucinatoria, sono tutte sue invenzioni. Invenzioni di Vinnie. Le dice tutte quelle cose quando cerca di ragionare. Quando si arrabbia, allora no. Allora urla. A Evelina Ev piace quando Vinnie si arrabbia. Meglio – quando lui si arrabbia lei diventa molto triste, ma quella rabbia riesce a strapparla fuori dalla nube, butta a terra la bilancia che le opprime il petto, porta le sue mani in quelle di lui. È una pausa.

Ha vagliato tutto Evelina Ev. Ha persino un’agenda dove ha raccolto tutti i dati e le informazioni per fare quello che deve fare. Ma non sa se ha veramente fatto tutto quanto sarebbe indispensabile. Prende il telefono per un giro di chiamate. Ringrazia tutti per i preziosi consigli che le dispensano. Mette il telefono di lato. Non ha fatto un passo oltre, forse ha peggiorato la situazione. E, in ogni caso, non fa fatto l’unica chiamata che avrebbe dovuto fare. Quando Vinnie verrà a sapere di quel giro di chiamate si arrabbierà a morte, con lei. Le dirà parole come stupida, insieme a cose come tesoro, mia preoccupazione e spina nel fianco. Le cose potrebbero precipitare, nel caso rientrasse Ray all’improvviso, per sentirli litigare, ancora. Nel migliore, sarebbero rimasti soli fino all’ora di cena. Vinnie, alle volte, dopo una sfuriata, la prendeva per una mano e la portava nella loro camera da letto. Evelina Ev sorride e per un attimo si osserva nello specchio ovale alla sua destra. Sente la voce di Vinnie, anche se Vinnie non c’è e nessuno sta effettivamente parlando. Lui parla lo stesso, sul letto, e nel parlare la fa sussultare. Non accadrà nulla di male, le ripete sempre. Hai ragione, hai sempre ragione, le risponde lei, con gli occhi chiusi.

Si sfrega le mani. La sua immagine allo specchio è meno nitida, adesso. Si dissolve, progressivamente. Il sole si è ormai nascosto dietro il grande palazzo in cortina che troneggia oltre i vetri della finestra chiusa. Sul piano della scrivania nulla è stato spostato, neppure di un millimetro. Evelina Ev è preoccupata. Vinnie tornerà a momenti. Chissà se tornerà anche Ray. Chi si farà avanti per primo? Perchè non hai fatto? Perchè non hai detto? Perchè non hai chiesto? Queste saranno le prime frasi dell’ennesimo interrogatorio. Il cuore inizia a batterle forte nel petto, poi, non soddisfatto, decide di scendere e picchiare forte allo stomaco. Come può il cuore muoversi così liberamente? Evelina Ev non sa rispondere. Non vuole, ma deve lasciare il soggiorno. Va a chiudersi in bagno. Il telefono, guarda un po’, inizia a chiamarla proprio adesso, dal corridoio. Per fortuna i crampi allo stomaco sono così intensi che proprio non può andare a rispondere. La casa torna nel silenzio. Qualcosa riprende a suonare. Non è il telefono di casa. È un coro di gatti. Miao miao miao. È il cellulare. Squillasse pure. Evelina Ev apre la finestra e guarda fuori. Si sta facendo buio. Dal basso sente il portone chiudersi. Riconosce il tocco. Vinnie è tornato. Chiude a chiave la porta del bagno e accende la radiolina da tempo abbandonata su di una mensola impolverata. Ci mette un istante di troppo a sintonizzarla, così sente il telefono di casa che riprende a squillare.

Non sa neppure lei quanto tempo sia passato. Un po’. Quando esce, sistemandosi il vestito, trova Vinnie in camera da letto a preparare la valigia. Un’altra. Sta piegando un completo nero. Nero. Nero. Nero. Ray sta tornando. Continua a preparare il suo bagaglio. Niente bilancia che vola via? Si domanda Evelina Ev. Il funerale sarà dopodomani mattina. Niente nube spazzata via? Si domanda Evelina Ev. Partiamo con la mia macchina. Niente mani nelle mani? Si domanda Evelina Ev. La tua valigia è pronta. Prepara quella di Ray. Niente mutande buttate a terra, allora? Si domanda Evelina Ev. Ha detto tua sorella che alla fine era serena. Evelina Ev lo guarda, lo fissa intensamente, persa in un bizzarro sforzo ermeneutico. Tua madre Ev, tua madre.

La bilancia non tiene, le mani sono tutte rosse e screpolate, la nube si è fatta vortice, le mutande sono aride. Evelina Ev siede in macchina, sul divanetto posteriore. Davanti, Vinnie sta guidandoe al suo fianco Ray dorme, la testa che ciondola. Vorrebbe sistemarlo, ma non osa muoversi. Guarda fuori dal finestrino. Ci vorrà tutta la notte. Settecento chilometri. Vinnie guiderà tutta la notte. Nessuno a dargli il cambio.

4 commenti su “Evelina Ev

  1. Alessandra
    aprile 27, 2019

    E’ un racconto che prende, prende parecchio, però qualcosa mi sfugge… lei si ritrova così bloccata e inebetita per via della recente perdita, che deve ancora accettare e metabolizzare dentro di sé, o perché abituata a sottostare ad un marito prevaricante, che la controlla e la guida per mano come fosse una bambina?

    • tommasoaramaico
      aprile 27, 2019

      Grazie Alessandra. A dire il vero non so proprio come rispondere. Credo serva un ‘sistema’ di cause. A tal proposito, confusa Ev, confuso io.

  2. Alessandra
    aprile 27, 2019

    Beh, in realtà non serve per forza un chiarimento. Lasciamo che ciascun lettore assecondi a piacere un’impressione oppure l’altra, a seconda di come viene introiettata la parte emotiva contenuta nel testo. Buon fine settimana 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 27, 2019 da con tag .

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