Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Arlecchino # 2 – Il posto di ciascuno

A proposito de Il posto di ciascuno ho già scritto e presentato qualche estratto in diverse occasioni (qui). Adesso, come fatto per Rovesci (qui), propongo una seconda “macedonia, uno spezzatino, un post arlecchino che non è altro se non un modo di parlarne in modo diverso”. È il tentativo di mettere in atto quanto (mi ero ri)-promesso: sminuzzare e soprattutto riciclare, lavorare sulle toppe, vivere di toppe – anche e soprattutto lì dove di toppe sembrerebbe non esserci alcun bisogno. Pur nella consapevolezza della prevalenza, in questo tipo di post, dell’elemento soggettivo, egoistico, monadico, ne faccio comunque qualcosa (di questa spinta a generar ibridi), è una pratica a metà strada fra la necessità di darmi un metodo (enumerazione e revisione per cogliere le falle di quanto già fatto) e il rituale propiziatorio…

1 Soffermarmi su un qualsiasi pensiero mi riusciva ormai impossibile e la sera, a letto, prima di prendere sonno, [lui] mi si presentava alla mente, tranquillamente seduto sul davanzale. Ero un paladino della giustizia usa e getta….

2 Stando alle loro parole e ai loro ricordi, la [sua] vita…era stata così povera di eventi significativi che le uniche cose degne di nota sembravano essersi concentrate, in balia di una forza centrifuga, al principio e alla fine, tanto che sembrava semplicemente esser nato e poi morto, mentre nel mezzo nulla, o quasi, da ricordare.

3 Durante i lunghi inverni in cui controllava camper e roulotte, e di straforo ci faceva dormire immigrati e disgraziati di ogni genere in cambio di piccole somme, la solitudine e la delusione si erano fatte prepotentemente sentire, suggerendogli di bere. Per questo motivo alle due del pomeriggio…sembrava non comprendere, evidentemente incapace di figurarsi il fratello con mezza gamba in meno.

1.1 Nessun disegno del destino, nessuna punizione per una qualche loro colpa. No, sarebbe stato tutto frutto di una scelta precisa e meditata o di un attimo di follia. Doveva inginocchiarsi e baciarmi i piedi, invece, due volte, anzi tre: una perché glielo avevo conservato sano e salvo; due perché ne era uscito migliore di prima, almeno per come una madre vorrebbe un figlio; tre, perché con un gesto di gran classe, da vincere il campionato della santità, avevo voluto esagerare decidendo di non dirle nulla.

3.1 L’opuscolo offriva una raccapricciante rappresentazione di un uomo martoriato da tutti i mali possibili. C’era un corpo, una sorta di bambolotto dell’orrore su cui il vizio del fumo si era incarnato e incancrenito. Devastato dalla testa ai piedi, era pelato e con gli occhi ciechi fuori dalle orbite; i denti, quei pochi ancora disperatamente aggrappati alle gengive esangui, erano marci; la gola era aperta da un buco osceno e tutt’intorno la carne era frollata, come macinato buono per prepararci delle polpette; i polmoni carbonizzati erano rigettati da un petto squartato dove giaceva, immobile e desolato, un cuore lacerato da un palpitare un tempo isterico; le braccia chiazzate, da lebbroso, e le dita delle mani storte e squamate, di un colore misto di giallo e violaceo, le unghie spezzate; più in basso un misero pene, anche questo violaceo ed evidentemente incapace di ogni vigore ed orgasmo, e poi delle gambe sottili, ginocchia livide; non un pelo su quel corpo dove le sigarette erano passate come un’arma non convenzionale; vene in evidenza, accese come insegne di un locale squallido, qua e là cespugli di capillari scoppiati. In fondo un piede nero, di tenebra, fradicio come un ramo buono a nulla, le dita penzoloni come foglie marce, mentre l’altro, di piede, non c’era nemmeno più, perché l’altra gamba, bacata, finiva al ginocchio. Aveva fatto un altro tiro e sputato fumo invisibile, per un attimo distogliendo gli occhi dall’orribile raffigurazione.

4.Teoricamente, cioè da manuale, la morte di uno dei suoi genitori, del tipo di genitori che lui aveva avuto, poteva causargli, in termini di energia liberata e sconvolgimento interiore, danni equiparabili a quelli di una cucina dove una pentola a pressione venisse scoperchiata proprio nel bel mezzo della cottura di un arrosto. Una bomba, dunque, una vera crisi che poteva verosimilmente non lasciargli via di scampo…invece calma piatta, o quasi.

2.1 Il signor [lui] era lì, una volta di più a misurare la fragilità del figlio, decisamente troppo piccolo per un bambino della sua età, a mala pena in grado di muovere quella maledetta bicicletta. Si era pentito di avergliela regalata nello stesso momento in cui, tenendolo per mano, erano entrati nel negozio.

5 «Piscialletto ci sarai tu, stronzo» aveva strillato [lui], sul punto di mettersi a piangere. «Zitto, piscialletto» gli aveva risposto [lui]. Tutti intorno ridevano e si godevano la scenetta, nessuno sembrava avere intenzione di intervenire per mettere fine al litigio.

4.1 Teneva gli occhi fissi sulla distanza che non voleva attraversare, mentre il vento soffiava contro i suoi occhi color nocciola, costringendoli a stringersi in una fessura lacrimosa. Mentre schiacciava la sigaretta contro la ringhiera il vento si divertiva facendo prima vorticare e poi costringendo al nulla la pioggerellina incandescente che scendeva della brace di tabacco.

5.1 La madre, che stava sfogliando una rivista piena di figure e titoloni in rosso e in nero, s’era limitata a fare cenno di sì con la testa, senza guardarlo. Significava: oggi niente soldi. Non era poi un grande problema, gliene aveva fregati già un po’ il giorno prima.

1.2 E adesso, mentre scatto in piedi, in allarme per un rumore sospetto, esco fuori di me per prendermi cura di [lui], mio fratello, ma attraverso lui a me stesso torno, pur rimanendo al suo servizio. E finalmente la smetto di lamentarmi.

2.2 Un vento leggero che per strada sfoglia le pagine di un giornale abbandonato sull’asfalto, un’attesa indicibile, il presentimento di una felicità imminente, poi qualche nota e le luci, improvvise, si accendono.

3.2 Ha finito di correre la lepre, ha finito di scappare…

4.2 [Lei] avrebbe applaudito commossa vedendoli tutti e tre a quel modo, silenziosi e uniti, e una volta di più avrebbe dimostrato di non capire nulla, perché loro non stavano facendo altro che confermare quello che ormai erano irrimediabilmente diventati.

5.1 [Lui] aveva incontrato gli occhi del padre, ma era impossibile capire se in quegli occhi vi fosse la promessa di un rinnovato incontro nel sangue, o l’idea di un nuovo patto, più profondo, da stipulare nelle viscere del palazzo, lontano da occhi e orecchi indiscreti. La madre stava sbucciando un’arancia per i fratelli. Doveva cavarsela da sé, e che fosse andato o meno col padre in garage, ben poco sarebbe cambiato.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 31, 2019 da con tag , .

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