Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Gruppo 9 – La fine

Non immaginavo che potesse essere così fragile, quel gruppo. C’ero rimasto come uno stronzo, quando ero venuto a sapere che fosse nato solo venti giorni prima che vi entrassi a far parte. Forse era nell’aria, che quelli erano un pugno di disadattati, ma io – che all’epoca ero un adolescente senza un pelo su tutto il corpo – su quella faccenda ci avevo ricamato sopra per bene. Non so come, ma in meno di una settimana ero già fermamente convinto che quello fosse un circolo chiuso e solido, un sodalizio che poggiava su legami storici, quasi di sangue. Credevo di farvi parte perché ero uno cazzuto, proprio come loro. Sbagliavo. Non erano cazzuti loro, così come non lo ero io. Quei tipi, inoltre, si conoscevano appena.

Di lì a breve il Gruppo 9 si sfasciava. Spacca-la-Rima una sera aveva bevuto tanto da prendere a schiaffi Erotica, che un attimo prima aveva osato ricordargli che non era neppure diplomato e che lei non si sarebbe per nulla al mondo lasciata anche solo sfiorare da un disadattato come lui. Io ascoltavo con bocca spalancata, e non solo perché era ingolfata da un panino alla porchetta che faticavo a masticare. In realtà mi risvegliavo da un sogno ad occhi aperti – perché mi ero messo in testa che quei due stessero insieme da sempre? Fusi per mezzo dell’arte, questo mi ripetevo. Battevo le palpebre senza saper smettere, tipo bambola in tilt. Erotica se ne era andata, trattenendo le lacrime, la guancia rossa, gli occhi gonfi e, un’ora dopo, si era ripresentata con un tipo mostruoso che si ostinava a chiamare Bunny. Era il fratello. Grande e grosso come era, tutto decorato di serpenti, tigri e persino delle fiamme tatuate intorno al collo, si era avventato contro Spacca-la-Rima, che aveva fatto appena in tempo ad alzarsi in piedi rovesciando il bicchiere di vino pieno per metà. Pochi secondi e la nostra guida si ritrovava con due costole incrinate, il naso sanguinante e il labbro superiore spaccato. Spacca-la-Rima, senza fiato, cercava di ribellarsi – Bastardo, mi hai rotto il polso, come faccio a scrivere, sono un poeta, non si picchiano i poeti. Bunny si era voltato, ma il poeta ferito era scoppiato in lacrime per la paura e quello se ne era andato. Non credo impietosito, forse disgustato, dato che gli prima di andarsene si era schiarito la gola per bene e gli aveva sputato in faccia, decretando la fine del Gruppo 9. Spacca-la-Rima, in lacrime, ci accusava di essere dei vigliacchi, di non aver mosso un dito per difendere un poeta, noi che non eravamo altro che scribacchini.

Era stato un rompete le righe. Qualcuno, forse, non aspettava altro. Senior, che un pomeriggio avevo chiamato a casa perché mi doveva dei soldi, mi aveva attaccato in faccia non appena aveva sentito che ero io. Gualtieri-senza-Averi, che era grande e grosso e aveva naso schiacciato e fronte larga, era riuscito a rimediare una brutta armatura da centurione ed entrare in un giro di persone che si facevano fotografare con i turisti, che erano spesso bassi e con occhi tagliati. Trapanos aveva pensato bene di tornare al suo paese di origine dopo che, con la ragione in fiamme, aveva iniziato a girare per strada premendo sul grilletto del trapano, puntandolo contro il sedere di adolescenti in gonnella. Dal treno ci aveva salutato agitando il trapano. Bonzo era semplicemente sparito, punto e basta.

Sono passati diversi anni da che quell’avventura è finita nel nulla da cui è venuta fuori. Ci ripenso perché esattamente dodici anni fa vedevo per la prima volta Erotica. La ricordo distintamente. Ho un’ottima memoria, da sempre. Se chiudo gli occhi e attendo qualche secondo, riesco letteralmente a vedere quanto mi passa per la testa. È una mia specificità. Ma insomma, in dodici anni non è che sia accaduto niente che sia degno di essere ricordato, per me. Le cose di ogni giorno, quelle normali, quelle che potrebbe raccontare chiunque, questo è quanto mi ritrovo fra le mani, niente più. Eppure mi sforzo, giorno dopo giorno, di ripercorrere la trama del tempo trascorso. Riprendo il filo dei giorni sempre da capo, cercando di ordinarlo un po’ come si sistema una corda: uso l’avambraccio come asse, il gomito e il palmo della mano come perni, mentre con l’altra mano faccio scorrere la corda. Mi impegno, mi piace fare le cose per bene, essere preciso. In quest’ultimo periodo spendo parte del mio tempo in questa operazione. Ordino il filo, riprendendolo da capo sempre nuovamente, accorgendomi ogni giorno, con rinnovato stupore e tristezza, che questo filo è di un giorno più lungo, ma non più ordinato, o carico di senso. Ogni sera, sfinito, sono obbligato a lasciare il lavoro a terra, sotto la finestra, incompiuto, per poi riprenderlo da capo il giorno successivo, nella speranza di poterlo portare a termine. Non mi è ancora riuscito di farlo, e così mi ritrovo a spendere ogni giorno un poco di tempo in più, e con sempre maggior dispendio di preziose energie ripeto la stessa, identica operazione, senza cavarne nulla di buono. Tant’è. 

FINE

Per le prime due parti di questa piccola, patetica storia: Gruppo 9 – La nascita di Cloaca (Parte prima) e Gruppo 9 – Una sola primavera (Parte seconda)

2 commenti su “Gruppo 9 – La fine

  1. Alessandra
    febbraio 23, 2019

    Ahhhh, i poeti non si possono picchiare ma le donne sì 😠👿
    Bella l’immagine finale, quella del filo dei giorni…

    • tommasoaramaico
      febbraio 23, 2019

      Hai colto perfettamente. Purtroppo non è dato capirlo ad un certo tipo d’uomo. Purtroppo, quello del “poeta”, è solo un grottesco gioco di fantasia. Fuori, c’è chi non scherza affatto.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 23, 2019 da con tag , .

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