Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Tommaso Aramaico, Rovesci

Dopo un’estate fatta di revisioni e correzioni è con emozione che annuncio l’uscita – per Nulla Die Edizioni – della raccolta di racconti dal titolo Rovesci. Qualche giorno fa ne avevo implicitamente anticipato l’imminente uscita con un post (qui), adesso posso presentarlo come cosa passata dalla potenza all’atto. Reale. Rovesci è una raccolta di nove racconti, tutti scritti, giorno dopo giorno, lo scorso anno sul regionale Roma-Velletri andata e ritorno per tutto un anno di lavoro, da settembre a luglio. Seppure conscio che nessuna importanza dovrebbero avere le condizioni in cui un libro prende forma, mi piace tuttavia ricordarlo, anche solo per me. Sono particolarmente affezionato al modo in cui questi racconti sono nati e, del resto, tutto quello che mi è capitato di scrivere fino ad oggi è sempre stato il risultato di un compromesso col mondo, o vita, che sempre incombe. Tutte le cose che ho scritto sono nate in un contesto sempre diverso, dettato dalla vita del precario che ogni anno riceve un incarico ed una nuova sede (tralascio gli anni ancora più indietro, quelli di una silenziosissima formazione). Per uno i viaggi sono stati quelli che mi portavano avanti e indietro da Ostia, per un altro verso altre periferie di Roma, mentre pochissime, in proporzione, sono state le ore di lavoro a casa, comodamente seduto. Mi piace, però, che tutte queste storie siano nate anche in condizioni (in realtà solo apparentemente) avverse e a dispetto degli impegni e delle innumerevoli incombenze della vita di tutti i giorni, dei treni pieni zeppi di gente, lavoratori, pendolari arrabbiati, studenti che facevano baccano già alle sette del mattino o nel pomeriggio, al ritorno. E mi piace l’idea che questo libro, per quanto piccolo ed umile sia il risultato nel mare di inchiostro che lo circonda, sia nato a dispetto della stanchezza e degli innumerevoli dubbi, quelli della sera, quando tutto tace e ben altre voci turbano la quiete che mai si ritiene veramente meritata. Sono lieto di essere stato all’altezza del mio desiderio.

Per farla semplice si può dire che Rovesci è pieno zeppo di persone che non se la passano troppo bene, spesso perché gettate in situazioni più grandi di loro, chiamate a fronteggiare dilemmi per cui non hanno adeguate risorse o perché affrontano le cose con sufficienza o, molto più banalmente, perché se la sono andata a cercare. E non può che essere così, del resto, perché in questo libro non ci sono storie straordinarie di uomini straordinari, ma vicende quotidiane di persone comuni che si trovano a dover affrontare momenti di crisi e di svolta e, in questo senso, vicende degne di nota, di essere annotate, notate, testimoniate, conosciute…anche solo per potersi dire: non io solo sono incappato in qualcosa del genere.

Nove racconti, dicevo, tutti diversi fra loro per impostazione, stile narrativo e caratterizzazione dei personaggi, eppure attraversati da un filo conduttore che ne giustifica la raccolta sotto un medesimo titolo. Il termine rovesci, nelle sue diverse accezioni, assurge a denominatore comune delle diverse storie qui proposte. Rovescio, rovesciare o essere alla rovescia, sono tutte espressioni che indicano posizione o andamento contrario a quello consueto, così come il rovescio di un evento o di una sorte che pareva segnata; ma possono – queste parole – essere intese anche nel senso del rovesciarsi di qualcosa e, quindi, dell’andar sprecato, del dissipare; e ancora, possono rimandare all’idea di una brusca svolta che imprime una nuova direzione e che permette di guardar dietro l’angolo, lì dove lo sguardo non era caduto prima. La raccolta si apre con il racconto dal titolo L’ospite, che ha al centro il tema dell’incontro con l’altro, la profonda ambivalenza da cui è segnato, il carico di diffidenza e ostilità, se non di odio, che comporta tale esperienza. La tematica dell’incontro, anche se in una diversa accezione ed in un diverso contesto, viene affrontata in Bellissimi, dove il problema della relazione autentica (qui fra un uomo ed una donna sposati) si salda al tema della mortalità e ruota intorno alla contraddittoria richiesta di questa donna al marito: “sposami”, chiede questa donna al marito. Due dei racconti prendono le mosse dalle vicende di adolescenti diversi per estrazione sociale, ma accomunati da uno stesso spaesamento. Nel primo, Dario Hulazowski, un ragazzo orfano di madre deve occuparsi di sé e della sorella, e, su tutto, difendersi da un padre brutale; nel secondo, Wendy, tutto ruota intorno ad una bambola gonfiabile che si materializza nei bagni di una scuola. Una luce purissima, Frollo & Freiban e Trascen-dance raccontano dei fallimenti e del tentativo di risollevarsi di tre uomini. Il primo, perso nel disperato tentativo di ricostruire la propria vita dopo la morte della figlia; il secondo, invece, abbandona la propria famiglia per inseguire una donna che non lo ricambia; il terzo, invece, un uomo che apre il garage di casa a tutti gli schizzati del quartiere nella speranza di poter, tutti insieme ed attraverso la danza, trovare sollievo da un disagio di cui non riesce a spiegare l’origine. Un discorso a parte meritano forse Lazar e Continua a scavare. Lazar trae spunto dal celebre episodio biblico in cui si narra della morte e della resurrezione di Lazzaro di Betania. Il tema mi è caro, e i vecchi post sul Lazzaro di Leonid Andreev (qui), sul Barabba di Lagerkvist (qui) e il Lazzaro di Pirandello (qui), ne sono testimonianza. La raccolta si conclude con il lungo racconto, Continua a scavare, che viene collocato alla fine in quanto ideale sintesi dei temi trattati nelle storie che lo precedono. Al centro c’è Achille Reho, fruttivendolo in convalescenza dopo un’operazione alla schiena, che si lancia nel mondo sulla sua sedia a rotelle per andare a cercare una donna ed un bambino che non vede da troppo tempo. Intorno alla sua ricerca, però, ruotano delle vite che lui non vuole prendere in considerazione e di cui non vuole farsi carico, almeno fino a quando la sua ricerca non fallisce miseramente, restituendolo alla miseria della condizione di una moglie umiliata e tradita, di un padre vecchio e disorientato, di un fratello in difficoltà, di un figlio che ha disperato bisogno di una parola da parte di un padre che, invece, sembra incapace di parlare.

Alcuni di questi racconti hanno alle spalle una lunga storia, fatta di vecchie idee consegnate a fogli scritti velocemente e messi uno accanto all’altro. Di volta per volta, rileggendoli, mi sono trovato a spillarli, questi foglietti, e alla fino ne sono venute fuori delle vere e proprie storie – a me almeno sembrano tali. Mi riservo, nei prossimi giorni di condividere in minima parte queste microstorie che stanno a fondamento di queste storie e, magari, riportare qualche estratto, giusto per dare il senso del lavoro che ho cercato di portare avanti…

8 commenti su “Tommaso Aramaico, Rovesci

  1. Domenico Aliperto
    settembre 11, 2018

    in bocca al lupo, aspetto gli estratti!

  2. ilmestieredileggereblog
    settembre 11, 2018

    Congratulazioni Tommaso!!

  3. Ivana Daccò
    settembre 19, 2018

    Bellissimo! Attendo solo di leggere. Con un senso di urgenza.
    (Giorni lontana da casa con problemi di connessione, wi fi che non funziona, ultima settimana con solo un, pure malfunzionante, smartphone: un dramma! Con aspetti di comicità)
    Per ora: congratulazioni!

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 11, 2018 da con tag , , .

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