Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Appunti sparsi – Violenza e gravidanza

Andavo a passo d’uomo e qualcuno, dietro, già da un centinaio di metri aveva iniziato a picchiare contro il clacson. Mi era parso persino di sentire un, Togliti dalle palle, stronzo. Lorena, seduta accanto a me, mi guardava con la coda dell’occhio, preoccupata, ma io sorridevo per tranquillizzarla. Non ci pensavo nemmeno all’arroganza di quelli che mi tallonavano, avevo la mente sgombra. Eccolo, avevo esultato. Si era appena liberato un parcheggio. Giornata fortunata, avevo pensato. Mentre stavo per parcheggiare sorridevo a Lorena che, finalmente, sembrava nuovamente serena. Lentamente manovravo la mia monovolume di seconda mano color marmellata di prugne fra le altre automobili, quando mi ritrovo davanti un ragazzone con lo zuccotto che, senza neanche alzare lo sguardo dallo schermo del cellulare, con l’indice della mano destra fa qualcosa come un no no. Tiro il freno a mano e scendo dalla macchina per cercare di capire, Scusi, secondo quale criterio, dice di no? Ho scelto di dargli del lei anche se mi ero ritrovato davanti uno stronzetto di vent’anni con quattro peli guance. L’ho fatto perché il lei scava un solco ed allontana il rischio dello scontro, o almeno dovrebbe. Proprio in quel momento un’ambulanza, alle nostre spalle, schizzava fuori dalla rampa della clinica convenzionata. Il tipo, con la punta della scarpa sconosciuta, aveva dato un colpetto, ma delicato, alla targa della mia macchina, Vattene, aveva intimato. Nel darmi l’ordine aveva distrattamente staccato gli occhi dallo schermo del cellulare, per guardarmi, per farmi capire che era a me che si stava rivolgendo in modo imperativo. Era freddo, c’era vento, ma io ero tutto sudato per la tensione, ma pure contento di una contentezza che andava bruscamente guastandosi a causa dello sconosciuto. Ma insomma, era una giornata importante, per me, e così avevo cercato di tenere duro, Se ti sposti, sistemo la macchina. Il tipo fa ancora cenno di no, mi dice che stava tenendo il posto per un amico suo che doveva arrivare a momenti, diceva che aveva già mandato via altre due macchine, E adesso mando via te, così aveva detto infilando il cellulare in tasca per avere le mani libere. Avevo tenuto duro, dentro di me, e così gli avevo indicato mia moglie che intanto, non ci avevo fatto caso, aveva iniziato a fare dei respiri profondi massaggiandosi il pancione. Gliela avevo indicata, Deve fare un controllo, e subito dopo avevo fatto cenno alla clinica che troneggiava alle nostre spalle. Il tipo non l’aveva nemmeno guardata, a Lorena, che sembrava sempre più agitata, Non me ne frega un cazzo, aveva detto. Io lo sapevo benissimo perché Lorena era così agitata. Non era per il monitoraggio alla trentanovesima settimana, dato che era tutto a posto, e non era nemmeno per il ragazzetto, che era poco o nulla, ma era per me e di me che aveva paura. Avevo già avuto diversi battibecchi nella mia vita e lei, all’età di trentadue anni, prima di lasciarmi e lasciarsi campo libero per avere un figlio, mi aveva posto come unica condizione la cancellazione della violenza dalle nostre esistenze, anzi, la cancellazione del ricorso alla violenza da parte mia. Avevo giurato e retto botta per due lunghi anni. Mi ero fatto seguire da un tipo con la barba mal rasata e gli occhiali spessi con cui parlavo una volta alla settimana, facevo yoga e gli allenamenti in palestra li portavo avanti solo ed unicamente per scaricare la tensione accumulata, ma senza più perseguire il fine che mi aveva sorretto negli anni, e cioè diventare una macchina da guerra. Avevo promesso e così, nella pace, era stata concepita la nostra bambina, Irene. Sei diventato un uomo, mi ripeteva sempre Lorena. E a me piace sentirmelo dire. Quel ragazzetto, però…

Doveva essere solo un monitoraggio, quello di Lorena, e invece la situazione era precipitata e lì, in macchina, era iniziato il suo travaglio. Un travaglio da record. Per fortuna nel portabagagli avevamo già il borsone pronto. Era lì per ogni evenienza e l’evenienza si era presentata. C’erano state urla, fronti sudate, lacrime e dichiarazioni di ogni genere. L’avevano fatta passeggiare, sedere, accovacciare ed io lì, impacciato, la seguivo ovunque, mentre le infermiere mi prendevano per il culo. Ridevo assieme a loro, di me stesso. Infine, la luce attraverso il taglio dei tagli. Tre chili precisi per quarantanove centimetri di lunghezza, questi gli esiti delle primissime misurazioni. Paonazza, urlante e bella, questo era Irene. Disorientata, spaventata e con occhi scintillanti, questo era Lorena. Ed io? Mi sentivo calmo. Un enorme peso mi era scivolato dalle spalle, cadendo a terra per sciogliersi come rugiada – o mie ero pisciato sotto? Non so. Ho avuto il tempo di baciare Lorena e per fare il bagnetto alla bambina. Il cordone ombelicale no, quello non sono riuscito a tagliarlo. Non potevo. Gli occhi ho dovuto aprirli non appena sono uscito dal reparto, quando due carabinieri, guidati da un ragazzetto che assomigliava terribilmente a quello che avevo massacrato di botte qualche ora prima, mi si erano fatti sotto, chiedendomi di seguirli. Ennesima aggressione. E va bene, adesso piedi a terra, si riprende con la solita trafila. Scendevo le scale senza parlare, tranquillo, quelli intorno a me, che mi tenevano stretto. Non c’era bisogno, non sarei andato da nessuna parte. Solita trafila, c’ero già passato. Mi sentivo strano, però, dato che la violenza era rientrata nella mia, nella nostra vita. Avevo infranto il giuramento, tradito il patto stretto con Lorena. Avrei dovuto ricominciare da capo e lavorare sodo per ritrovare la fiducia di mia moglie, questo pensavo. Poi avevo studiato per la prima volta il volto dei due uomini che mi scortavano fuori dalla clinica. Mamma mia, come erano seri. Un nuovo dubbio si era fatto strada in me, Ma il ragazzo come sta? avevo chiesto e, vedendo che non rispondevano, Oh, ma è vivo?

6 commenti su “Appunti sparsi – Violenza e gravidanza

  1. ilmestieredileggereblog
    giugno 23, 2018

    in certe situazioni è davvero difficile mantenere la calma, ma bisogna sforzarsi di non fare il gioco dei provocatori. La vita insegnerà anche a loro, prima o poi, a comportarsi come si deve.

    • tommasoaramaico
      giugno 23, 2018

      Purtroppo la violenza fa da sfondo all’esistenza stessa ed estirparla pare a tratti impossibile.

  2. Tratto d'unione
    giugno 25, 2018

    Beh, poteva sempre ingranare la prima e incominciare la manovra di parcheggio, penso che in quel caso non avrebbe avuto bisogno di menare le mani 😉

    • tommasoaramaico
      giugno 25, 2018

      Verissimo. Ma è pure vero che il violento, chissà perché, prima o poi si ritrova in una qualche situazione che lo spinge ad usare la violenza.

      • Tratto d'unione
        giugno 26, 2018

        Già, e comunque anche cercare di investirlo con l’auto per farlo spostare non è che sia meno violento 🙂

      • tommasoaramaico
        giugno 26, 2018

        Anche questo è vero!

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 23, 2018 da con tag , .

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