Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Ringraziare – un romanzo

Perché ti vergogni?

Non lo so

Va bene, vergognati

Perché?

E perché non dovresti?

Con una persona di cui è indifferente conoscere l’identità

Non c’è bisogno di scomodare grossi nomi o rifarsi a chissà quale auctoritas (o meglio, una la scomoderò, ma solo fra parentesi e mediante una insopportabile forzatura) per ritrovarsi concordi nell’idea che la vera natura delle cose (così come degli eventi storici, delle esistenze delle persone e di tutto il resto) si mostra solo alla fine di un processo (“Il vero è il Tutto. Il Tutto, però, è solo l’essenza che si compie mediante il proprio sviluppo. Dell’Assoluto, infatti, bisogna dire che è essenzialmente un risultato, che solo alla fine è ciò che è in verità. È appunto in ciò che consiste la sua natura: nell’essere realtà, soggetto, divenire se stesso”, Hegel, Fenomenologia dello spirito). La stessa cosa vale, in piccolo, per un post che ho pubblicato un po’ di tempo fa (Ringraziare – una parola). Quel post altro non era se non il tentativo di “mettere a sistema” un pugno di proposizioni in cui condensavo tutta una serie di riflessioni (maturate a partire da un’urgenza bruciante e personalissima) sul tema del “ringraziare”. Dunque, quelle riflessioni che vengono da lontano finalmente trovano “forma” compiuta (forse una buona forma) in un romanzo che mi è costato non poca fatica. Ringraziare. Adesso, è certamente vero che si sbaglia ogni volta che si vuole avanzare quell’automatismo che pretende di far corrispondere grandi risultati a grandi sforzi, e tuttavia non è meno vero che si è profondamente legati a tutto quello che ci ha richiesto tempo e fatica per poter essere/crescere/maturare. Si potrebbe anzi tranquillamente sostenere che la natura di ogni vero/autentico legame risieda in uno sforzo costante – così avviene nell’amore, nel lavoro, nel faticoso esercizio della funzione genitoriale, nell’amicizia, nell’impegno sociale: il desiderio (che sostiene ogni legame) è esso stesso uno sforzo, un tendere a…la natura di questo legame giustifica, quindi, questa serie di post.

copertina-ringraziare

La verità (uso questo termine solo per comodità) si coglie solo alla fine di un lungo e contorto processo. In questa prospettiva bisogna comprendere anche il senso e le intenzioni profonde che spingevano Ian Testa a scrivere quella lunga e confusa lettera (Parte prima e Parte seconda), il suo mettere le mani avanti, così come il suo tentativo di isolare e mettere fra parentesi una idea di Letteratura, il suo chirurgico (ed ingenuo) impegno profuso in accuse e distinguo rispetto a tutti quelli che osano (secondo la sua personalissima – e di minoranza – prospettiva) scrivere qualcosa che non sia una lista della spesa. Esistono guerre preventive, giudizi che precedono un attento esame della realtà (pre-giudizi), il mettere le mani avanti. Ecco, tutto questo in Ian Testa ha preso la forma di un contraddittorio atto di contrizione: mentre fa qualcosa di male (scrivere) sapendo di farlo (e provando vergogna), chiedere scusa (per mezzo di una lettera) perpetrando quello stesso male (continuando a scrivere invece di smetterla una volta e per tutte). È la condizione di chi urla per ottenere il silenzio. Ma meglio lasciar perdere Ian Testa, ridotto a rango di alter-ego dell’alter-ego, e lasciare spazio ad una minuta presentazione…

Ringraziare segue alcuni giorni di vita di Samuele Muscarà, un ventiseienne che dopo esser diventato padre deve rinunciare al sogno di diventare professore e mettersi a lavorare per poter mantenere la famiglia. Di giorno lavora al locale del fratello, la sera fa il proiezionista al Jolly, un piccolo cinema gestito da un suo vecchio amico. Fra queste due attività, Sammy cerca di guadagnare qualche soldo extra usando mezzi non sempre legali. Sammy ha un sogno. Mollare tutto e andare a vivere al Dream Camping, il campeggio gestito dallo zio. Vuole entrare come socio e così lasciarsi alle spalle tutto e tutti. Ci sono due ostacoli, però. Uno è Lucilla, la giovane moglie cui è legato da una profonda dipendenza. L’altro è il padre, Cassio Muscarà. Il piano di Sammy si regge su di un patto stretto proprio con quest’ultimo. Cassio è appena andato in pensione e sta per vendere il negozio in cui ha lavorato per tutta una vita. A Sammy dovrebbe andare una parte del ricavato, ma in cambio il padre vuole qualcosa. Sammy accetta, ma a questo punto sorge un problema. Il padre scompare nel nulla facendo perdere le proprie tracce. Inizia una ricerca disperata che porta Sammy a scontrarsi con una realtà che si oppone alla realizzazione del suo sogno. L’unico vero argine al caos sembra essere Teo, il figlio di soli due anni. Ed è qui, probabilmente, che si annida il vero problema, ossia la vera sfida: nell’accettazione del ruolo di cui Teo lo ha investito. Passando per aggressioni e minacce, frequentazioni non proprio raccomandabili e armi dal dubbio potenziale offensivo, Sammy dovrà compiere un lungo giro svelando un intrico di legami emotivi distorti. E tutto per tornare, in qualche modo, al punto di partenza…

Dunque, fermo restando che non si dovrebbe mai intervenire su ciò che (senza autorevolezza) si scrive, e fermo restando che fra poche battute dovrà calare il silenzio su questa storia (in nota: e cioè sul fare storie sulla storia da parte di chi ha messo in piedi tutta questa storia per consegnare la storia alla storia), da tutto questo giro di parole mi par di comprendere solo ed unicamente che la Letteratura altro non è (e non può che essere) se non “strettoia”, via carsica fra vita vera (sempre che vera sia) e morte (che purtroppo è – granitica). Questa strettoia non è via di fuga, non è ricerca di verità o denuncia, ma nemmeno menzogna. È esposizione del desiderio ed esposizione al desiderio. È libertà entro determinati limiti, entro la salda cornice della morte ed è segno depositato sulla dura pietra della realtà. Ma insomma, questa è di già un’altra storia…

Per chi, poi, ne volesse sapere di più può sempre cliccare qui.

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7 commenti su “Ringraziare – un romanzo

  1. Guido Sperandio
    dicembre 12, 2016

    «È libertà entro determinati limiti, entro la salda cornice della morte ed è segno depositato sulla dura pietra della realtà»
    E dentro la strettoia adesso c’è anche Ian in versione stampata, nero su bianco… 🙂
    In questi casi è d’uopo fare gli auguri, come ai battesimi e ai matrimoni e come le condoglianze ai funerali, e posso io permettermi di sfuggire alle buone regole?
    Lo farò adeguandomi ai tempi: Che Allah ti sia benigno! 🙂

  2. Ivana Daccò
    dicembre 14, 2016

    Per ora sto leggendo. Interessata.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 12, 2016 da con tag , , .

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