Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Figure del padre: Senza Nome

Dopo George McFly questa (strampalata e un po’ campata in aria) ricognizione sulla “figura del padre” passa (con un salto mortale da brividi) a La strada di Cormac McCarthy. Romanzo notturno al cui centro c’è un uomo senza nome proprio, non individuato, né individuabile se non come padre. In un mondo dove tutto sfuma nell’oscurità, dove si vaga fra alberi morti, per quest’uomo senza nome c’è un’unica (infondata) certezza: Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato. Qui non è il padre a fondare (a giustificare l’esistenza) il figlio, ma è il figlio ad essere garante ultimo: colui che è più debole ed ha bisogno di protezione, colui che è più esposto è, allo stesso tempo, colui che più potentemente chiama e ri-chiama all’ordine e alla responsabilità: non il padre che fonda il figlio, ma il figlio (che viene dopo cronologicamente, ma è investito di un primato etico) che fonda il padre (che viene prima cronologicamente, ma si scopre macchiato dalla colpa).

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Qui non c’è un padre che parla perché ha qualcosa da dire o perché depositario di un qualche sapere da tramandare dall’alto, no, qui c’è un padre che può solo rispondere: Quello non era un posto sicuro. Adesso che era giorno dalla strada li si poteva vedere. Il bambino si rigirò nelle coperte. Poi aprì gli occhi. Ciao papà, disse./ Sono qui./ Lo so. Il padre è presenza che non guida, ma è colui che accompagna il viaggio del bambino attraverso una Natura ormai spoglia di ogni bellezza, vuota di divinità, in un mondo dove l’uomo è “lupo per l’altro uomo”. Qui dove Dio pare essersi eclissato (Poi si inginocchiò nella cenere. Alzò il viso verso il pallore del giorno. Ci sei?, sussurrò. Riuscirò a vederti prima o poi? Ce l’hai un collo per poterti strangolare? Ce l’hai un cuore? Sii stramaledetto per l’eternità, ce l’hai un’anima? Oh, Dio, sussurrò. Oh Dio.) non rimane che rivolgersi all’Altro, custodire il bambino come ultimo, debole, residuo del Bene: L’uomo teneva stretto a sé il bambino tremante e contava ogni suo fragile respiro nell’oscurità. Questo padre è muto, non ha nulla da dire, non ha la pretesa di insegnare, può solo rispondere alle domande che il figlio gli pone: Papà, che cos’è? Papà, cos’è questo posto? Papà, quanto andiamo? Nel vuoto del mondo, nell’assenza del senso, l’unica difesa del bambino sta nel pronunciare questa parola magica – Papà – e domandare. Questo è l’unico argine al nulla. Un argine, appunto, ma non un’indicazione. Quella il padre non può darla. L’unica cosa possibile è andare avanti senza morire, lì, verso sud, dove potranno trovare un po’ di calore. Questo padre non sa se il bambino ce la farà dopo che lui sarà morto, dopo che quella parola – Papà – non potrà più esser pronunciata, quando lui non sarà lì a rispondere.

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Questo padre non può dare nulla al bambino, perché l’unica cosa che ha è il bambino stesso: Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te. Il padre è. È e non ha: non è niente altro che questo suo stesso compito: proteggere il figlio dalla violenza, dallo stupro, dai divoratori di uomini. Per farlo ha con sé una pistola, il figlio conosce la morte e a tratti la distinzione fra buoni e cattivi scivola pericolosamente, fino a confondersi con quella Noi/Voi, dove il Voi è di per sé portatore di pericolo, male, dolore: Dobbiamo allontanarci dalla strada/Perché, papa?/Sta arrivando qualcuno./Sono i cattivi?/ Si. Tempo di si./Potrebbero anche essere buoni, no?/ L’uomo non rispose. Ma così non è, perché un ultimo criterio è rimasto: loro non mangeranno mai le persone, loro portano il fuoco, loro portano la Civiltà, il padre custodisce questa ultima scintilla di Umanità: no, loro non mangeranno mai altri uomini. Nessun altro criterio oltre questo: non divorare l’Altro e custodire il bambino-portatore-di-fuoco. Fine. Tutto è caduto in rovina, tutto è da ricostruire. I padri-custodi-del-passato-e-della-tradizione non ci sono più, mentre per i nuovi padri il presente ed il futuro si presentano come enormi lande desolate: Credi che i tuoi padri ti stiano guardando? Credi che ti valutino nel loro libro mastro? Secondo quale criterio? Non esiste nessun libro mastro e i tuoi padri sono morti e sepolti. Nulla se non la parola diviene argine al nulla e all’orrore del Reale. Questo uomo senza nome non ha paura solo che il bambino muoia, prova orrore all’idea che il bambino possa smettere di parlare, che si ritiri in sé di fronte all’orrore del Reale: Devi ricominciare a parlarmi. Quale è, dunque, il destino del padre? Custodire il fuoco e la Parola, ma anche saper morire e lasciare andare il bambino. Padre che conduce attraverso e fuori dalle macerie, lasciando al figlio il compito di ricostruire quello che lui, padre, non è stato in grado di preservare e vivificare. Questo è il padre della cura, ma anche il padre della colpa e del castigo.

8 commenti su “Figure del padre: Senza Nome

  1. Alessandra
    maggio 9, 2014

    Non avevo mai letto un’analisi tanto bella e coinvolgente su questo romanzo. Complimenti. Interessante anche quella su George McFly; spero che porterai avanti ulteriori riflessioni sulle figure del padre, se il tempo e la voglia te lo permettono…

    • tommasoaramaico
      maggio 9, 2014

      Beh, ti ringrazio. In realtà ero in dubbio se scrivere o meno su di un libro tanto letto e (giustamente) ammirato e commentato. Le idee per approfondire il tema ci sono (anche se questo non significa che siano buone), è il tempo, purtroppo, a scarseggiare…

  2. Maria Emma
    maggio 9, 2014

    Non ho letto il libro, ho visto solo il film, mi piacciono molto questi tuoi scritti sulla figura del padre, anche quello su mc fly

    • tommasoaramaico
      maggio 9, 2014

      Grazie! A me invece manca il film. Se è bello come il libro dovrò trovare il tempo per vederlo.

      • Maria Emma
        maggio 12, 2014

        Beh a me è piaciuto molto il film, il padre lo interpreta Viggo Mortensen che a me piace molto, sì è da vedere

  3. Paolo Zardi
    maggio 20, 2014

    Complimenti per questa analisi davvero acuta… Io ho iniziato a leggerlo, ma a pagina 80 mi sono dovuto fermare, terrorizzato per quello che sentivo sarebbe avvenuto… Libro grandioso, che richiede una notevolissima forza d’animo per essere letto per intero.

    • tommasoaramaico
      maggio 20, 2014

      Concordo. Un libro durissimo e per questo mai patetico, non so se è il migliore di mccarthy, ma è sicuramente uno dei più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Grazie per il commento.

  4. Pingback: Philip Roth, Everyman | Tommaso Aramaico

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 9, 2014 da con tag , , , .

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